HORIZON srl è anche in grado di fornire le informazioni tassonomiche internazionali sui suoli, nonché produrre carte dei suoli con sistemi GIS avanzati e cartografie derivate.

I fattori pedogenetici agiscono in modo tale da differenziare i suoli sia all’interno di piccole aree, sia a livello di grandi zone geografiche. Per organizzare i diversi tipi di suolo secondo criteri genetici, evolutivi o funzionali ai fini della crescita vegetale, sono stati proposti diversi sistemi tassonomici: taluni sono più dettagliati di altri, ma tutti hanno in comune il difetto di creare inevitabilmente delle discontinuità artificiali in contrasto con l’infinito continuum ecologico che il suolo costituisce nella realtà. L’aumento dei “taxa” (ordini, sottordini, classi,

sottoclassi, famiglie ovvero gruppi e categorie ecc) e la formazione di gerarchie, in cui a livello più generale pesino di più i caratteri genetici e a livello inferiore quelli funzionali ha migliorato, ma non ottimizzato il risultato.

Storicamente la sistematica dei suoli ha inizio nella seconda metà del XIX secolo con la scuola russa di Dokuchaev che per prima ha definito il suolo secondo unità ambientali soggette a fattori e processi evolutivi intrinseci ed estrinseci che ne provocano significative differenze morfologiche e funzionali: con un’ottica prevalentemente ecologica, furono il clima e le condizioni zonali a giustificare i diversi tipi di suolo.

La successiva evoluzione della moderna sistematica ha visto prevalere l’importanza attribuita alle proprietà interne del suolo quali lo sviluppo del profilo, il tipo e il grado di alterazione della frazione organica e minerale, le condizioni di saturazione del complesso di scambio, la tessitura ecc.: sostanzialmente le categorie sono formate da una sintesi di molti caratteri biogeochimici correlati a ben determinati fattori ambientali.

World Reference Base for Soil Resources (WRB) 2014 – update 2015

(http://www.fao.org/3/a-i3794e.pdf)

Il World Reference Base for Soil Resources (WRB) è il successore dell’International Reference Base for Soil Classification (IRB), un’iniziativa della FAO, sostenuta dall’United Nations Environment Programme (UNEP) e dalla International Society of Soil Science (oggi International Union of Soil Science Societies), attiva dal 1980. L’intenzione era di stabilire un metodo per correlare e armonizzare le classificazioni dei suoli con l’obiettivo di ottenere un accordo internazionale sui maggiori gruppi di suoli a scala globale e sui criteri e le metodologie per descriverli e caratterizzarli Ciò anche per facilitare lo scambio di informazioni con un linguaggio tecnico-scientifico comune agli addetti e anche facile per gli esperti di altre discipline.

L’obiettivo generale del World Reference Base for Soil Resources è quello di fornire basi scientifiche allla FAO Revised Legend del 1988. Più specificatamente gli obiettivi sono:

sviluppare un sistema internazionale accettabile per identificare le risorse;

fornire un sistema scientificamente valido e utile anche per agronomi, geologi, idrologi ed ecologi;

riconoscere le importanti relazioni tra suoli secondo concatenamenti (lito-, topo-, climo-, bio-, crono-sequenze);

dare risalto alla caratterizzazione morfologica rispetto all’approccio meramente analitico di laboratorio.

Ogni “gruppo” di riferimento del WRB è determinato da una serie di “qualificatori” in sequenza prioritaria attraverso i quali il tassonomo è guidato alla costruzione dei diversi livelli. Grossolanamente la differenziazione tra le classi del WRB è la seguente:

le classi categoricamente più alte sono differenziate dai diversi processi pedogenetici di base che hanno portato alle varie possibili figure e caratteristiche pedogenetiche, salvo casi particolari dovuti a tipo di roccia madre “speciali”;

le classi inferiori sono differenziate da quei processi secondari di formazione del suolo che possono significativamente far variare le condizioni primarie. Malgrado un gran numero di suoli di riferimento possano essere presenti in condizioni climatiche diverse, si è deciso di non introdurre differenze legate alle caratteristiche climatiche in modo che la classificazione non sia subordinata alla disponibilità di dati climatici.

USDA – Soil Taxonomy

(http://www.nrcs.usda.gov/wps/portal/nrcs/detail/soils/survey/class/?cid=nrcs142p2_053580)

La classificazione americana Soil Taxonomy è attualmente alla sua dodicesima edizione (SOIL SURVEY STAFF – 2014 – Keys to Soil Taxonomy – Twelfth Edition, USDA, Soil Conservation Service, Washington D.C., USA). Questa si basa sull’identificazione di orizzonti e proprietà diagnostiche, che permettono di collocare il suolo studiato in campo in una categoria.

Questa classificazione prevede 6 livelli, già definiti ove il suolo studiato in campagna va collocato. Tali livelli sono: ordini, sottordini, grandi gruppi, sottogruppi, famiglie e serie. I diversi livelli gerarchici, ma in particolare l’ultimo, possono essere suddivisi in fasi.

I principi fondamentali che la regolano sono:

  • elevata oggettività (due pedologi esperti dovrebbero classificare lo stesso suolo nello stesso modo);

  • multicategorialità, così da consentire di scegliere il livello gerarchico adeguato agli obiettivi del rilevamento;

  • possibilità di integrazione con l’inserimento di nuovi tipi di suolo senza essere stravolto;

  • riconoscibilità in campagna delle proprietà diagnostiche e delle caratteristiche differenziali

Le prime quattro categorie evidenziano i processi pedogenetici dominanti e subordinati (livello genetico); le ultime raggruppano i suoli sotto l’aspetto pratico in funzione della risposta all’uso (livello pragmatico). Le Fasi separano suoli per caratteristiche, intrinseche o estrinseche dei suoli, determinate specificatamente durante il rilevamento.

Gli Ordini sono 12 e sono distinti dalla presenza o assenza dei principali orizzonti diagnostici o proprietà diagnostiche:

1. Alfisuoli: suoli caratterizzati dalla lisciviazione di argilla in un orizzonte illuviazione Bt.

2. Andisuoli: suoli sviluppatisi su materiali vulcanici; si osserva abbondanza di composti amorfi come allofane, imogolite e ferridrite.

3. Aridisuoli: i suoli delle regioni a clima secco, caratterizzati da regime di umidità aridico.

4. Entisuoli: suoli giovanissimi, poco sviluppati; le condizioni ambientali non riescono a far progredire lo sviluppo di un suolo oltre un certo segno.

5. Gelisuoli: i suoli delle zone fredde, interessati dal permafrost. Presentano spesso delle pedoturbazioni originate dall’alternanza fra gelo e disgelo nel profilo.

6. Histosuoli: i suoli organici, costituiti per la maggior parte da resti vegetali a vario grado di decomposizione.

7. Inceptisuoli: sono suoli poco evoluti, in cui si osservano comunque segni di alterazione dei minerali primari, perdita per dilavamento di basi, ferro o alluminio e differenziazione in orizzonti. Non si osservano invece segni di lisciviazione di argilla, né abbondanza di composti amorfi fra alluminio e humus.

8. Mollisuoli: suoli caratterizzati dalla presenza di un orizzonte superficiale ricco in sostanza organica, scuro, piuttosto profondo e ricco in basi.

9. Oxisuoli: suoli minerali molto alterati, caratterizzati da intensissimo dilavamento di silice e cationi, argille di neoformazione (quando presenti) di tipo 1:1 (caolinite). La sostanza organica si ritrova solo nei primissimi centimetri.

10. Spodosuoli: sono i suoli tradizionalmente conosciuti come podzol, contraddistinti dall’accumulo di sostanza organica e alluminio (con o senza ferro) in un orizzonte spodico di illuviazione. È solitamente presente anche un orizzonte eluviale albico, decolorato.

11. Ultisuoli: sono suoli in cui si manifesta illuviazione di argilla in un orizzonte argillico, ma in cui, a differenza degli Alfisuoli, si ha una bassa saturazione in basi.

12. Vertisuoli: (dal latino vertere, cioè girare) questi suoli hanno la caratteristica di rimescolarsi continuamente. Sono suoli ricchi in argille espandibili: nei periodi umidi assorbono acqua e si espandono (gonfiano) quando secchi, al contrario, perdono acqua e diminuiscono di volume, producendo crepacciature.