suoloNel contesto dell’azione di HORIZON srl il suolo è affrontato sia dal punto di vista edafico, ovvero la sua capacità di far crescere le piante, sia pedologico, ovvero la sua nascita ed evoluzione: ciò non è contradditorio e si basa su una definizione univoca di suolo: “il suolo è il prodotto della trasformazione chimica, fisica, mineralogica e biologica di sostanze minerali e organiche che avviene sulla superficie della Terra sotto l’azione dei fattori ambientali che hanno operato e operano per tempi generalmente lunghi”.
Per la nostra attività è importante anche definire il “non suolo” ovvero l’insieme di materiali presenti alla superficie delle terre emerse che non corrispondono alla predetta definizione. Si tratta di materiali dislocati da processi non naturali, spesso di origine antropica, oppure di roccia nuda recentemente esposta agli agenti atmosferici o ancora da sedimenti sommersi.

Vi sono due sorgenti basilari della nostra conoscenza attuale del suolo: la prima è la pratica raggiunta dai contadini nell’arco di secoli di esperienze e di errori, mentre la seconda è la Scienza del Suolo che, iniziata nel XVII secolo, ha avuto il suo massimo impulso a partire dalla seconda metà del XIX. Oltre un secolo di osservazioni e di ricerche hanno portato gli studiosi alla conclusione che, al contrario dei minerali, dei vegetali e degli animali, i suoli non sono entità nettamente distinte ed esattamente individuabili: essi, nell’ambito di una visione ecologica globale, devono essere considerati come fenomeni di interfaccia della superficie terrestre appartenenti alla pedosfera (dal greco pedon =suolo), cioè all’ambiente in cui litosfera, atmosfera, idrosfera e biosfera si sovrappongono ed interagiscono. Finchè non vi fu vita sulle terre emerse, non vi fu suolo nel senso proprio della parola: le rocce erano direttamente esposte agli agenti dell’alterazione chimica e fisica, nonché all’erosione, in un ambiente scarso di ossigeno e privo di organismi viventi. Solo verso la metà dell’era Paleozoica l’ossigeno libero divenne relativamente abbondante in seguito alla comparsa dei processi di fotosintesi ed al riciclo biogeochimico dei suoi prodotti. Con la colonizzazione delle terre emerse da parte della biomassa, differenti tipi di alterazione delle rocce e importanti prodotti residuali, tra cui i suoli, sono andati lentamente evolvendosi secondo la diversa influenza della flora e della fauna. Fattori endogeni, come il vulcanesimo, ed esogeni, come le glaciazioni, l’erosione e la sedimentazione, hanno interferito con la genesi e l’evoluzione dei suoli modificando le superfici, i materiali minerali e le condizioni bioclimatiche con cui si trovano in equilibrio. Pochi suoli relitti conservano caratteristiche legate a condizioni bioclimatiche molto antiche: la maggior parte dei suoli attualmente osservabili si è formata durante il Quaternario ed è pertanto opportuno aver presente la storia geologica, climatologica e botanica degli ultimi due milioni di anni: i cambiamenti climatici e vegetazionali, i cicli di erosione e rideposizione eolica e fluvioglaciale, il livello dei mari e gli agenti geotettonici che perdurano fin dal Pleistocene sono alla base delle profonde variazioni del substrato su cui il suolo si è evoluto e/o si evolve, nonché responsabili in certi casi dell’interruzione della pedogenesi per seppellimento di suoli già formati che risultano essere pertanto dei paleosuoli.
L’origine del suolo, le sue proprietà, la sua descrizione e classificazione sono oggetto della pedologia: essa considera il suolo come un corpo naturale da studiare anatomicamente ed ecologicamente, cioè nelle sue componenti e nel suo ambiente, senza prendere in considerazione le relazioni suolo-pianta in termini di quantità, qualità e soprattutto intensità. Le manifestazioni delle varie proprietà del suolo, le loro reciproche relazioni e quelle con la nutrizione e la crescita vegetale sono invece oggetto dell’edafologia (dal greco edaphos=nutrimento): sotto questo punto di vista si considerano soprattutto le ragioni della variabilità morfologica ed attitudinale del suolo e la possibilità di conservazione od incremento della sua produttività.
I due aspetti – pedologico ed edafico – sono tuttavia interdipendenti: infatti la funzionalità e la produttività di un suolo sono legate al sito in cui esso si trova e pertanto, per caratterizzarle, il suolo deve essere rilevato, studiato e tipizzato e nessun laboratorio o nessun modello potranno correggere scelte sbagliate dovute ad una non corretta descrizione o indagine di campagna. D’altro canto solo attraverso i dati analitici della microbiologia, della mineralogia, della fisica e della chimica del suolo, si possono avere le conoscenze di base indispensabili per capire le proprietà intrinseche di questo comparto ambientale là dove esso si propone come risorsa.
Il termine suolo può avere, a seconda di chi lo usa, diverse altre possibili definizioni oltre a quella citata e dal punto di vista stratigrafico sono possibili letture assai differenti. Nella nostra accezione possiamo sostanzialmente pensarlo come un corpo naturale che consiste di strati, od orizzonti, di spessore variabile e costituiti da materiali minerali e/o organici che, per proprietà morfologiche, chimiche, fisiche, mineralogiche e biochimiche, sono diversi da quelli da cui hanno avuto origine, cioè dalla cosiddetta roccia madre e dai residui della biomassa. Alcune di queste proprietà si sviluppano nel corso della pedogenesi, mentre altre sono ereditate, e gli orizzonti possono essere più o meno consolidati a seconda soprattutto del contenuto di sostanza organica, silicati, carbonati o ossidi di ferro e di alluminio.
Al variare delle condizioni ambientali i tipi e le intensità dei processi pedogenetici cambiano e danno origine a suoli diversi, talora unici. Da questa semplice constatazione si può dedurre che la complessità, più che la semplicità, è un carattere comune a tutti i suoli: un suolo “semplice” può evolvere solo sotto l’influenza di un unico fattore pedogenetico e ciò è molto raro in quanto il suolo è per sua natura condizionato da situazioni ambientali multivariate. L’osservazione anche casuale del suolo in spaccati naturali, lungo strade o in scarpate, consente infatti di verificare che, in questo ricoprimento continuo della superficie, esiste grande variabilità anche solo nel colore, nella consistenza, nell’umidità ecc. La moderna Scienza del Suolo, pur riconoscendo questa variabilità non solo esteriore, ma anche interna, è riuscita ad individuare la presenza di proprietà e caratteristiche comuni in suoli di stazioni anche molto lontane e in ambienti diversi: è stato possibile pertanto razionalizzare lo studio del suolo e indicarne il valore come risorsa irriproducibile.
Il suolo, come risorsa, è stato quindi riconosciuto come qualcosa di più di un semplice mezzo di crescita dei vegetali: esso, malgrado la grande mutevolezza, è di per sé, comunque e dovunque, un sistema dinamico aperto, formidabile trasformatore di energia, in cui compiono il loro ciclo biologico miriadi di organismi, che serve come “discarica” naturale dei residui animali e vegetali o come filtro di sostanze tossiche ed è infine il magazzino fondamentale degli elementi nutritivi. Non si deve dimenticare che l’uomo dipende dal suolo e, in un certo senso, oggi più che mai il suolo dipende dall’uomo: essendo un corpo naturale su cui si insediano i vegetali o che, al contrario, soggiace alle fondamenta di edifici e strade o assorbe scarichi agricoli, industriali e urbani, può andare incontro a processi distruttivi. Questi sono accentuati dalla mancata conoscenza della genesi, della funzionalità, degli equilibri e delle attitudini di questo ecosistema.