Ai fini del restauro e/o recupero pedo-ambientale si fa generalmente riferimento al concetto di suolo
antropogenico. La diffusione dei suoli antropogenici è in rapida crescita in Italia in relazione alle più
diverse problematiche di gestione, agroforestale e non, delle superfici di un ambiente fortemente
antropizzato in un Paese industrializzato come il nostro. Esempi sono i recuperi di aree ex-industriali,
estrattive o di cava, il ricoprimento di discariche, così come le aree sottoposte a forti rimaneggiamenti
per scopi agrari, terrazzamenti o spianamenti, oppure quelli relativi a sistemazioni fondiarie. In questi
suoli i materiali spesso alloctoni, organici e/o minerali, vanno incontro ad una pedogenesi diversa da
quelli dei suoli originari.
Il rinnovo o il cambiamento del tipo di materiale parentale e il tasso di alterazione conducono ad una
notevole differenziazione delle proprietà del suolo che vanno a costituire il carattere antropogenico
tipico dei suoli “restaurati”.
Al fine di definire gli ambiti di possibili recuperi o restauri pedologici al condizionamento del suolo
antropogenico finale occorre innanzitutto verificare l’ipotesi che l’intervento progettabile sia in grado
di fornire, mediante materiali e tecniche eco-compatibili, per quanto possibile, garanzie di riequilibrio
con l’ambiente circostante. Tale riequilibrio è inteso in termini di caratteristiche idrologiche interne
al suolo e di caratteristiche di fertilità chimica, fisica e biologica.

RIPRISTINO DEL SUOLO

CAVE E DISCARICHE

SUOLI ANTROPOGENEICI E TECNOGENICI